Spesso sentiamo parlare di “emissioni in atmosfera”, in televisione, sui giornali alla radio, tale definizione è utilizzata sia nei discorsi inerenti all’inquinamento che in quelli che trattano le normative rivolte ad aziende ed attività produttive in generale.

Esiste, in tale ambito, una divisione specifica in fasce di emissione relativamente alla tipologia di attività. Queste ultime devono infatti ottenere un’autorizzazione dagli enti preposti e vengono elencate a seguire, secondo un andamento crescente del quantitativo di emissioni in atmosfera:

  • Fascia A, livello più basso di emissioni, dette anche “scarsamente rilevanti”, includono ad esempio bar con cucina, ristoranti e meccanici;
  • Fascia B, includono, tra le altre, falegnamerie ed attività da carrozziere, sono le più richieste assieme alle autorizzazioni di prima fascia;
  • Fascia C, il livello di emissioni in questo caso necessita di un’autorizzazione formale rilasciata dall’amministrazione preposta;
  • Fascia D, livello più alto di emissioni, in genere dovuto all’attività di grandi realtà industriali, richiedono un’Autorizzazione Integrata Ambientale o AIA.

Normativa e controlli periodici

Cosa sono in ultima analisi di fattori di emissione atmosferica? Essenzialmente ci si riferisce a qualunque tipologia di sostanza, che può trovarsi in forma solida, liquida o gassosa e che, se immessa nell’atmosfera, può determinare l’inquinamento della stessa.

Tale condizione ovviamente porta ad una modifica nella composizione dell’aria che respiriamo e potrebbe compromettere la qualità ambientale e portare ad un pericolo per la salute dell’uomo o degli animali.
Ecco perché ogni attività, che voglia essere considerata libera di operare, ha l’obbligo di informarsi in merito all’attuale normativa e di richiedere l’autorizzazione inerente alle emissioni in atmosfera all’ente preposto, considerando ovviamente la propria fascia di appartenenza (fonte Gruppo Maurizi).

Una volta ottenuta l’autorizzazione è obbligatorio per ciascuna attività provvedere ai periodici controlli in corrispondenza dei punti di emissione, valutando i parametri e monitorando la situazione al fine di non superare i limiti imposti dal documento autorizzante.

Il processo di monitoraggio viene eseguito tramite l’impiego di strumentazione adeguata, in genere speciali pompe aspiratrici, con cadenza annuale o variabile, a seconda delle direttive, e termina con il rilascio di una certificazione di tipo ufficiale, attestante ogni procedimento svolto durante l’attività di controllo e relativi risultati.

Emissioni e produzione

Concludendo possiamo sicuramente dire che rivolgersi ad esperti del settore è sempre un’ottima soluzione al fine di non incorrere in fastidiose beghe burocratiche o pene pecuniarie.

C’è inoltre da osservare come un monitoraggio ben fatto possa rappresentare un ottimo indicatore del corretto funzionamento dei macchinari utilizzati. Anomalie nell’ambito dei livelli di emissioni in atmosfera potrebbero infatti essere sintomo di un guasto difficile da identificare. Ecco che quindi la normativa si affianca ad un monitoraggio di tipo funzionale, al fine di ottimizzare i processi e di conseguenza la produzione dell’azienda coinvolta.

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